Distruggiamo il mito della Sicilia araba

RogerAtTheBattleOfCerami1061 Battaglia di Cerami

In questo periodo di grave crisi per l’identità del nostro continente la Sicilia ha davvero questo bisogno di allacciarsi ad un esotico, straniero e breve passato remoto per trovare la sua dimensione?

Per quali motivi in taluni Siciliani emerge questa esaltazione verso tale periodo?

Cerchiamo di riassumere gli artefatti che hanno costruito questo falso mito.

Innanzitutto il mito di una Sicilia islamica nasce nella seconda metà del 1700 quando il falsario maltese Giuseppe Vella si reinventò studioso ed esperto di lingua e cultura Araba falsificando e creando dal nulla una presunta “Intera storia dei musulmani di Sicilia”. 1

Ma con Michele Amari si ebbe l’inizio degli studi sulla dominazione islamica in Sicilia.

Amari fu uno storico, orientalista e successivamente senatore del Regno d’Italia che si dedicò allo studio sul periodo musulmano della Sicilia.

Ma perché esaltare circa due secoli di occupazione straniera quando la Sicilia fu una delle principali culle della civiltà del mondo classico sin dai tempi degli Italici e delle grandi poleis Greche?

Occorre raccontare che tra la fine del ‘700 e tutto il 1800 vi fu una passione, tra gli aristocratici e i nobili d’Europa, verso l’oriente e la loro civiltà la quale sfociò in studi di orientalistica piuttosto accurati e minuziosi.

Enrico Amari, antiborbonico, fu il perfetto tramite di questo pensiero in Italia arrivando a sostenere tesi estreme quali l’eredità araba dei siciliani.

Perché parlo di anti-borbonismo?

Perché come ben sappiamo, durante il congresso di Vienna la dinastia Borbonica non si fece scrupoli ad unire Napoli e Palermo in una unica corona suscitando quindi un sentimento di reazione in molti Siciliani.

Amari vedeva nel periodo islamico l’unico vero punto di rottura di contiguità storica tra noi isolani e gli abitanti del centro-sud Italia continentale con cui siamo affini da sempre seppur nella nostra insularità.

Tanto è vero che la sua impressione illuminata e positiva della Sicilia islamica suscitò parecchio sgomento tra gli intellettuali dell’epoca, siano essi propriamente siciliani, napoletani, o di varie altre parti d’Italia e di Europa che sfociò nella famosa frase di Benedetto Croce: “La Sicilia Araba è un’invenzione di Michele Amari”.

Infatti, della Sicilia islamica, prima del falsario Vella non vi erano ricordi né tra la popolazione siciliana né tra gli intellettuali dell’epoca.

La storia della Sicilia e del popolo Siciliano è sempre stata unita alle sorti dell’Europa, sin dalle colonie greche, cui Siracusa primeggiava nel Mediterraneo e rivaleggiava con Cartagine, Atene e Roma e che fu anche capitale dell’Impero Romano d’Oriente, cui la stupenda Akragas (l’attuale Agrigento ovviamente) diede i natali a menti geniali come Empedocle e ci ha regalato dei patrimoni dell’umanità come la Valle dei Templi, e perché non citare Selinunte? Oppure della Catania e della Taormina Romana, i cui lasciti monumentali si notano chiaramente fino ad oggi con anfiteatri da capogiro.

O delle meraviglie barocche del Val di Noto, o delle Cube Bizantine.

O dell’autoctona ed affascinante Segesta, fondata dal popolo indigeno degli Elimi, che recenti studi linguistici non fanno altro che confermare la loro Italicità in barba di chi li vorrebbe come esuli arrivati chissà da dove. 2 3

O dell’eccezionale Morgantina, la quale contrariamente a quanto si pensa, non fu una città Greca ma del popolo Italico dei Morgeti4, poi certamente ellenizzata culturalmente, poiché la cultura Greca e poi quella Romana (ed Italica) sono le basi del popolo siciliano.

Potrei continuare all’infinito ma è giusto parlare dell’invasione islamica.

Nonostante la scarsità di fonti certe (solo quattro)5, l’invasione dell’esercito saraceno ebbe inizio nell’anno 827, secondo la leggenda, a causa del tradimento di Eufemio.

La resistenza dei siciliani fu impervia soprattutto nei due valli orientali dove la guerra continuò fino a quasi l’anno 1000 (nel 965 cadde Rometta) e perché Catania e alcune cittadine del Val Demone non caddero mai sotto il dominio islamico. 6

Giusto per fare un confronto: i musulmani impiegarono solo sei anni per sottomettere tutta l’Iberia eccetto le Asturie e al settimo avevano già conquistato il sud della Francia.

Ma durante la guerra di invasione l’esercito islamico si macchiò di delitti che spesso vengono omessi, almeno contro le città che preferivano resistere anziché arrendersi, come ad esempio il massacro di Palermo, dove dei 70.000 abitanti della città ne rimasero in vita solo 3.000 7, di Enna, dei selinuntini fatti bollire in caldaie di rame 8 o dell’assedio di Siracusa dove circa 4.000 abitanti furono uccisi e la città rasa al suolo prima di essere ricostruita molti anni dopo. 9

Si parla di arabi in grado di dare impulso alle arti, alle scienze, all’architettura, all’agricoltura e tolleranti con i cristiani (cioè la stragrande maggioranza della popolazione siciliana) in realtà molti di queste osservazioni devono essere rivalutate poiché abbiamo solo due testimonianze dirette dello stile di vita della Sicilia durante il periodo islamico con Teodosio e Ibn Hawqal.10

Tra l’altro dalle cronache dell’epoca emerge che l’isola era una delle parti più periferiche e trascurate dell’intero califfato. 11

Sappiamo però che durante la loro dominazione vengono introdotte nuove colture come gli agrumi, il dattero, il gelso e la canna da zucchero, tanto è vero che la maggioranza dei termini di derivazione araba (circa il 5% del lessico12) nel siciliano moderno riguardano principalmente l’agricoltura.

Di costruzioni del periodo islamico in Sicilia, a differenza della penisola Iberica non vi è traccia, e tutto quel poco che di islamico si trova nei monumenti di Palermo, cioè alcuni mosaici e una cupola, è dovuto al periodo normanno.

Nonostante i due secoli di occupazione islamica l’assimilazione e la completa islamizzazione non avvenne mai, (tanto è vero che sopravvissero addirittura culti di origine pagana in alcuni centri del versante orientale dell’isola13) una gran parte dei siciliani, soprattutto ad oriente, preferì vivere nella condizione di dhimmi con tutti i gravi problemi che ne derivavano (ghettizzazione, jizya, kharàg, cedere posti a sedere ai musulmani, portare segni distintivi, non utilizzare selle per cavalcature, non costruire edifici più alti di quelli dei musulmani, pratica del culto in privato) 14, piuttosto che accettare la conversione massiva alla nuova religione. 15

Quindi di quale Sicilia araba si parla? Io parlerei piuttosto di dominio islamico su una terra straniera.

L’altra domanda interessante sarebbe questa: Chi erano questi musulmani di Sicilia?

Ci sono due correnti di pensiero piuttosto diverse, una di Michele Amari che vorrebbe la Sicilia (almeno la parte occidentale) ripopolata da cima a fondo da berberi, andalusi ed élites arabiche ed un’altra sostenuta principalmente da Jean-Marie Martin che invece ritiene che la maggioranza dei musulmani dell’isola era composta da indigeni convertiti con classe governante di origine berbera e araba. 16

Comunque nell’anno 948 la parte della Sicilia posta sotto il dominio musulmano si costituì in un Emirato formalmente vincolato ai Fatimidi ma de facto indipendente con la dinastia Kalbita di ramo sciita al potere.

Ma nei primi decenni dell’anno 1000 inizia la decadenza del potere islamico.

Le numerose rivolte interne con conseguente frammentazione, i diversi tentativi di riconquista bizantina, il potere interno disgregato (l’emirato di Sicilia fu diviso in tre parti), la discesa dei cavalieri normanni nel sud Italia continentale, la richiesta di aiuto di Ibn Al-Thumna al Ducato di Calabria ormai normanno, fecero sì che, nel 1059 durante il concilio di Melfi, Papa Niccolò II affidasse l’investitura papale di Conte di Sicilia ai fratelli Roberto il Guiscardo e Ruggero d’Altavilla.

Qui inizia la riconquista normanna della Sicilia.

Nel 1061 quella che talvolta viene erroneamente definita come la guerra di un piccolo gruppo di avventurieri del nord Europa si trasforma invece in un avvenimento di importanza mondiale.

Un avvenimento così importante che, in concomitanza con la conquista di Toledo e di Madrid (avvenute nel 1085), viene considerato come l’inizio delle crociate.

In ogni caso il cosiddetto piccolo gruppo di normanni non avrebbe conquistato nulla se non avesse potuto contare sui cristiani di Sicilia (la grande maggioranza della popolazione nei due valli orientali e una significativa quota nel vallo di Mazara), soldati dal regno di Lombardia (da non confondere solo con l’attuale regione italiana), fanti dalla Langobardia Minore e sulla marina pisana.

L’esercito capitanato dai normanni Ruggero d’Altavilla e Roberto il Guiscardo sbarca a Messina che occupano facilmente aiutati dai siciliani del Val Demone.

Nel giro di soli tre anni tutto il vallo nord orientale fu pienamente conquistato e allora come obiettivo si virò su Palermo, la capitale dell’emirato islamico che cadde il 10 Gennaio 1072.

Per gli islamici fu un colpo terribile e ben presto caddero anche Trapani, Jato, Taormina e Cinisi.

Ormai mancavano solo Noto, Butera, Agrigento e Siracusa che verranno conquistate tra il 1086 e il 1091. 17

Ancora oggi in memoria di quella impresa, in numerose città siciliane si celebra la vittoria in guerra, come ad esempio la Madonna delle Milizie di Scicli e il Battimento di Aidone.

Alla fine della guerra di riconquista i sovrani latini si trovano una Sicilia da riorganizzare economicamente, culturalmente, politicamente e religiosamente.

Il papato chiedeva un’immediata e totale ri-cristianizzazione della Sicilia ma Ruggero I tollerò (per quanto si possa parlare di tolleranza in pieno medioevo) i cristiani di rito greco e gli islamici senza forzarli alla conversione.

Tuttavia dopo aver perso il dominio sull’isola, la grande maggioranza dei musulmani preferì lasciare la Sicilia ed emigrare in terre islamiche come il Maghreb e l’Iberia musulmana 18 19.

Una preziosa testimonianza di questo grande esodo ci viene tramandata dal poeta Ibn-Hamdis che scelse la via dell’esilio così come anche al-Ballanubi ed al-Mazari.

Quest’ultimo, nato a Mazara del Vallo ma che scelse la via dell’esilio in Ifriqiya, fu interpellato dai musulmani rimasti in Sicilia ad una fatwa (parere consultivo) per legittimare la loro permanenza nel dar al-harb (territorio non musulmano) siciliano.

Ecco perché a compensare il calo demografico i nuovi sovrani favoriscono la ripopolazione di ampi territori dell’isola, fatto storico ingiustamente trascurato ma che invece avrà un effetto decisivo sulla formazione etnica del popolo siciliano. 20

Ci furono notevoli immigrazioni di coloni provenienti dalla Langobardia Minore, soprattutto dalla Campania e dalla Puglia e di greci della Calabria che si insediarono soprattutto nella parte occidentale dell’isola. 21

Seguirono coloni provenienti dalla Lombardia storica favoriti dal matrimonio tra Adelasia del Vasto e il gran conte Ruggero I, che ripopolarono interi territori della Sicilia centro-orientale. 22

Oggigiorno esistono quattordici aree linguistiche alloglotte di origine gallo-italica in Sicilia, ma numerose tracce fonetiche e lessicali le troviamo in quasi quaranta centri abitati. 23

Arrivarono anche coloni genovesi, pisani, veneti, fiorentini, alessandrini, lucchesi ed aliquote di provenzali, bretoni e normanni, questi ultimi principalmente ecclesiastici, nobili e soldati, venuti con i nuovi sovrani che ripopolarono diversi quartieri delle maggiori città 24 e che si integrarono con la popolazione cristiana già presente in Sicilia.

Questi ebbero un ruolo fondamentale anche nella formazione culturale e linguistica del popolo siciliano. 25 26

Infatti, contrariamente alla visione romantica che vorrebbe i nuovi sovrani come magnanimi, il periodo di tolleranza tra cristiani e musulmani fu purtroppo breve ed effimero e dalla descrizione del viaggiatore di Valencia Ibn Jubayr come quella di Romualdo Guarna, emerge invece di una comunità musulmana oramai in crisi ed in declino demografico.

Le comunità musulmane sopravvissute furono gradualmente isolate ed allontanate da quelle cristiane 27 e fin troppo spesso prese di mira con delle vere e proprie persecuzioni che sistematicamente si trasformarono in stermini di massa come quello effettuato già nel 1092 contro la comunità islamica di Pantalica 28, con la deportazione degli abitanti di Butera in Calabria rimpiazzati da coloni lombardi 29, da Matteo Bonello e Ruggero Sclavo che con i loro eserciti si diedero alla caccia di musulmani. 30

Cosicché le comunità musulmane preferirono abbandonare le città e scegliere se emigrare in Al-Andalus, nel Maghreb o rifugiarsi sui monti. 31

Come infatti ci ricorda Ferdinando Maurici, la presenza islamica in Sicilia dopo i tumulti durante il regno di Guglielmo I era ormai concentrata sul territorio montano alle spalle di Palermo scendendo verso Agrigento. 32

Oramai erano un corpo estraneo in un’isola prettamente occidentalizzata, talmente latinizzata che la dimostrazione più tangibile la possiamo vedere attraverso l’istituzione della scuola siciliana, primo fulcro di cultura italiana.

La Sicilia, quindi, nel giro di poche generazioni si trasformò da terra di greci ortodossi, islamici e latini in un paese che era diventato il corollario d’Italia, un’Italia che Federico II voleva unire.

Tuttavia la comunità islamica sopravvisse in autonomia (coniò persino moneta propria), fino allo scoppio della ribellione nei primi anni di reggenza di Federico II approfittando della giovane età del re svevo, controllando i territori di Jato, Entella, Corleone, Cinisi ed altri luoghi della diocesi di Monreale.

Pertanto nel 1221 Federico II decise di ristabilire l’ordine nel suo regno ma la guerra si protrarrà per diversi anni e fu sanguinosa, tanto che il maestro Francesco Renda (e tanti altri autori) la definì senza mezzi termini una pulizia etnica. 33 34

Ed infatti l’imperatore porta l’inquisizione in Sicilia nel 1224 con la costituzione dell’”Inconsutilem tunicam” e si pone l’obiettivo di “extreminare de insula Saracenos”.

Ma non travisate: exterminare per fortuna vuol dire espellere e non sterminare.

Nel 1222 l’esercito di Federico II espugna Jato e cattura l’emiro e capo dei ribelli Ibn Abbad con i figli facendoli impiccare in piazza.

Tra il 1223 e il 1225 molti degli insorti si arrendono, vengono espulsi dall’isola e deportati in luoghi isolati e distanti dal mare sulla parte continentale del regno di Sicilia quali Lucera, Girifalco, Acerenza, Castelsaraceno, Stornara, Casal Monte Saraceno e Nocera. 35 36

La ribellione si riaccese nel 1243 fino al 1246 quando di nuovo Jato ed Entella furono i centri principali di questi focolai di rivolta.

Assediati, affamati e sul punto di capitolare i saraceni si arresero, furono tutti deportati a Lucera 37 e rimpiazzati da altri coloni lombardi fatti affluire direttamente dall’imperatore svevo che donò le terre di Corleone, 38 Scopello e forse di Vicari ad Oddone de Camerana.

Si osservi che queste immigrazioni non finirono qui, ma la Sicilia fu oggetto successivamente di stanziamenti di pisani, 39 40 di ulteriori piccoli nuclei di lombardi a Palermo, 41 42 di mercanti catalani, di piccoli stanziamenti isolati di esuli greci e albanesi dopo la conquista ottomana dei Balcani e di zappatores provenienti dalla Liguria, dalla Calabria, dalla Spagna e da Malta. 43

Oggigiorno anche le ricerche genetiche confermano che di puramente saraceno nei siciliani moderni non c’è pressoché nulla 44 e che gli abitanti dell’isola sono geneticamente una continuazione dell’Italia continentale e ben distinti dalle popolazioni del lato sud del Mediterraneo e dell’Arabia. 45 46 47

1 Il portale del sud – La minsogna saracina

2 Laura Biondi – Elimo parte 1

3 Laura Biondi – Elimo parte 2

4 Treccani.it – Morgantina

5 Alessandro Vanoli – La Sicilia musulmana

6 Francesco Renda – Storia della Sicilia dalle origini ai giorni nostri (2003), vol. 1, p. 246.

7 Amelia Crisantino – La Repubblica 12 Luglio 2015

8 Tomasso Fazello – Storia di Sicilia

9 Giovanni Battista Rampodi – Corografia dell’Italia vol. 3, p. 1032, 1033, 1034, 1035

10 Carlo Ruta – Il crepuscolo della Sicilia islamica p. 10

11 Alessandro Vanoli

12 Salvatore Giarrizzo – Dizionario etimologico siciliano

13 Ezio Biuso-Rizzo – Tesoretto siciliano p. 52

14 Pasquale Hamel – La Sicilia araba tollerante? Ecco cosa insegna la storia

15 Ezio Biuso-Rizzo – Tesoretto siciliano p. 48, 49, 50

16 Jean-Marie Martin – La vita quotidiana nell’Italia meridionale al tempo dei Normanni pp. 115-116

17 Marco Tangheroni – La riconquista cristiana della Sicilia parte 2

18 The Chronicle of Ibn Al-Athir

19 Amedeo Feniello – Ma un tempo si scappava dalla Sicilia nel Maghreb Corriere della sera 05 aprile 2015

20 Calogero Ferlisi – Il breviario miniato dei carmelitani di Sutera p. 98

21 Giosuè Musca – Terra e uomini nel mezzogiorno normanno-svevo p. 47

22 Ugo Falcando – Liber De Regno Sicilie

23 Salvatore C. Trovato – La fiera del Nigrò p. 155, 156, 157

24 Atti e memorie della società Siciliana per la storia patria 1899 p.9

25 Simone Collavini – Conquista, colonizzazione e latinizzazione della Sicilia

26 Alberto Varvaro e Rosanna Sornicola – Considerazioni sul multilinguismo in Sicilia e a Napoli nel primo medioevo

27 Carlo Ruta – Il crepuscolo della Sicilia islamica p. 29

28 Carlo Ruta – Il crepiscolo della Sicilia islamica p. 31

29 Goffredo Malaterra

30 Treccani.it – Ugo Falcando

31 Carlo Ruta – Il crepuscolo della Sicilia islamica p. 39

32 Ferdinando Maurici – L’emirato sulle montagne. Note per una storia della resistenza musulmana in Sicilia sotto Federico II

33 Francesco Renda – Federico II e la Sicilia

34 Calogero Ferlisi – Il breviario miniato dei carmelitani di Sutera p. 98

35 Julie Ann Taylor – Muslims in medieval Italy: The colony at Lucera

36 Tonino Del Duca – Origine, vita e distruzione della colonia saracena di Lucera

37 Fara Misuraca – La resistenza musulmana in Sicilia

38 Iris Mirazita – Corleone: ultimo medioevo pp. 20-21

39 Giuseppe Petralia – Banchieri e famiglie mercantili nel Mediterraneo aragonese. L’emigrazione dei pisani in Sicilia nel Quattrocento

40 Matteo Sanfilippo – Emigrazione e storia d’Italia p. 270

41 Gaetano Nicastro – Tra Valchiavenna e Sicilia

42 Gaetano Nicastro – Dal lago di Como alla Sicilia

43 Matteo Mandalà – Albanesi in Sicilia

44 Italianthro – Moors expelled from Sicily and Southern Italy

45 Eupedia – Genetic history of the Italians

46 Italianthro – Population structure within Italy

47 Luigi Luca Cavalli-Sforza – Storia e geografia dei geni umani

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2 thoughts on “Distruggiamo il mito della Sicilia araba

  1. aristocraziadvracrvxiana ha detto:

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