Legio X Fretensis

Durante i quasi otto secoli di Sicilia romana, un manipolo di storici piuttosto faziosi ha classificato quel lungo periodo come di grande decadenza; la realtà dei fatti fu ben diversa.

Se la Sicilia diede molto a Roma, non solo in termini di grano, ma anche di cultura pratica, viceversa la romanità ci ha ricambiati con la lingua (il siciliano è infatti uno degli idiomi più conservativi dal latino), ma anche con gran parte delle sfumature culturali che si saldarono con la grecità isolana già preesistente creando ciò che oggi è la cultura siciliana.

Se una parte degli storici come detto sopra, spesso faziosi, non riconoscono i giusti meriti al periodo romano, è il caso di parlare di come in realtà i siciliani furono parte attiva dell’imperium, come esempi pratici possiamo riportarvi la presenza di due nostre legioni: la XX Siciliana e la X Fretensis, proprio di quest’ultima vi parleremo oggi.

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Si può far risalire la nascita della legione già nel 41 a.e.v. grazie ad Ottaviano che la arruolò per contrastare Sesto Pompeo che in quel periodo controllava la Sicilia e minacciava Roma di mancanza di fornitura di grano, la Fretensis ebbe un ruolo di prim’ordine durante le battaglie di Milazzo e di Nauloco presidiando anche lo stretto di Messina; il nome fretensis infatti deriva dal latino fretum siculum, indicando appunto l’origine della legione.

Dopo aver combattuto nella terra natia, la legione combatté ad Azio contro Marco Antonio ed affiancò al simbolo del verro già utilizzato in Sicilia, anche la trireme.

Alla fine di questa decisiva battaglia, Ottaviano divenne imperatore con il nome di Augusto; egli congedò alcuni dei veterani che si insediarono a Cremona che assunse il nome di Colonia Veneria, in onore della gens Iulia, mentre altri congedati si insediarono a Brescia, Capua ed, insieme ai veterani della XII Fulminata, a Patrasso.

La stessa Sicilia in età Augustea risorse e venne colonizzata da cittadini romani, ma questo è un discorso che faremo più avanti.

La Fretensis nel frattempo dopo essere stata di stanza nei Balcani, fu trasferita in Siria e li inizia un’altra storia; un’epopea di guerra molto lunga contro le ribellioni giudaiche.

Il ruolo della legione siciliana nella prima guerra giudaica fu di prim’ordine e sotto il comando di Vespasiano (futuro imperatore) furono prima inviati insieme alla V Macedonica ad Alessandria per pianificare un’invasione del corno d’Africa, cosa però mai avvenuta, allora furono spostati a Cesarea Marittima da dove partirono le repressioni di Gamala e Taricace che furono assediate e conquistate. Dopo aver espugnato il monastero di Qumran nell’estate del 68 i legionari siciliani si spostarono a Gerico. L’anno dopo la rivolta fu localizzata e delimitata alla sola Gerusalemme la legione si accampò sul Monte degli Olivi e insieme alla V Macedonica, alla XII Fulminata e alla XV Apollinaris assediò la città galilea che capitolò dopo cinque mesi di assedi. La legio X Fretensis venne lasciata come guarnigione permanente nella parte occidentale della città. L’anno dopo le truppe romane, e con loro sempre la legione dello Stretto, conquistarono anche Erodio e le fortezze di Machero e Masada.

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Alla fine della prima guerra giudaica la legione siciliana fu collocata a Gerusalemme con il compito di mantenere la pace nella provincia.

In seguito la legione parteciperà alla campagna militare di Traiano contro i Parti e alla rivolta di Bar Kochba.

Gli svolgimenti successivi saranno sempre avvolti da un alone di mistero: una vessillazione della legione combatté contro i Marcomanni, un’altra fu impegnata nella guerra contro la secessione delle Gallie nel 260 circa mentre alla fine fu poi spostata ad Aila, sul confine meridionale della moderna Giordania e li probabilmente rimase fino agli inizi del V secolo.

L’avventura della nostra legione, è avvolta da un piccolo alone di mistero; sappiamo che con Augusto la Sicilia divenne una provincia senatoriale dando il diritto ai siciliani di accedere alle cariche pubbliche e di assumere ruoli di comando nelle legioni, quindi con la possibilità di far carriera anche nei gradi più alti della gerarchia militare. La domanda sorge spontanea dunque: erano in massima parte sicelioti (coloni greci misti agli indigeni siciliani come sosteneva Diodoro Siculo) oppure nuovi cittadini romani? Sappiamo già che dopo la conquista romana molti cittadini dell’urbe si insediarono nell’isola soprattutto approfittando della importante floridezza economica della Trinacria. Tra questi vi erano: banchieri, affaristi, avvocati, legislatori, procacciatori di favori o di protezioni, oltre che appaltori dell’esazione dei tributi da inviare a Roma, e, naturalmente, altri che ottenevano in affitto la coltivazione dei vasti possedimenti dell’ager publicus. Sempre tra questi la maggiore influenza era dei cavalieri, la nobiltà danarosa di Roma, liberi di svolgere qualsiasi tipo d’affari. E’ quindi possibile ipotizzare che prima che Ottaviano assumesse la carica di imperatore gran parte della legione fosse composta da cittadini romani residenti nell’isola, mentre successivamente anche da sicelioti (coloni greci amalgamati ai popoli italici come siculi ed elimi come scritto sopra).

Concludendo il nostro viaggio con una piccola nota personale posso dire di aver provato emozione nel parlare di un argomento misterioso ma alquanto affascinante che da siciliano non può che incuriosirmi sempre di più, in barba a chi enfatizza certi periodi per ragioni politiche ma dimentica di recuperare la nostra vera memoria storica.

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Come dice un mio caro amico: noi Siciliani siamo figli di opliti e legionari, non dimentichiamolo mai.

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