Rimanenze popolari del culto di Adone: tra Sicilia e Sardegna

Dopo l’equinozio primaverile si svolgevano in aprile le Adonie, le feste della resurrezione di Adone, popolari anche in Grecia dove però la loro data variò durante i secoli dalla primavera all’estate.

Il rito si ispirava a un mitologema di cui esistono varie versioni.
La più diffusa narra che Afrodite aveva nascosto in una cassa un bimbo bellissimo, Adone, nato da Mirra, affidandolo a Persefone, regina degli inferi, la quale colpita dalla sua grazia non voleva più renderlo. La disputa fu risolta da Zeus il quale decretò che Adone abitasse con Persefone per metà dell’anno – il semestre autunnale-invernale – e per l’altra metà con Afrodite. Ma un giorno funesto un orso o un cinghiale – epifania di Ares o, secondo altri, di Efesto geloso – lo uccise.

Connessi ai riti in onore del dio erano i cosiddetti giardini di Adone: ceste o vasi pieni di terra in cui si seminavano grano, orzo, lattuga, finocchi e varie specie di fiori. Il calore del sole primaverile faceva altrettanto rapidamente germinare le piante che, non avendo radici, appassivano altrettanto rapidamente e dopo otto giorni venivano gettate con le statuette del morto Adone in mare o nelle sorgenti affinché aiutassero il rinnovamento della natura.

Ebbene, fino all’inizio del nostro secolo le donne siciliane e calabresi seminavano prima del periodo pasquale grano e lenticchie in piatti che tenevano nella penombra, innaffiandoli ogni due giorni.

“In Sicilia – scrive Frazer ne Il Ramo d’Oro – si seminano ancora in primavera come d’estate dei giardini di Adone; da ciò possiamo forse arguire che la Sicilia e la Sardegna celebrassero un tempo una festa primaverile del dio morto e risuscitato. All’avvicinarsi della Pasqua, le donne siciliane seminano del grano, delle lenticchie e dei grani leggeri in piatti, che tengono al buio e innaffiano ogni due giorni. Le piante crescono rapidamente, se ne legano insieme i germogli con dei nastri rossi e si mettono i piatti che li contengono sui sepolcri che si fanno con le immagini del Cristo morto, il venerdì santo, nelle chiese cattoliche e greche, proprio come i giardini di Adone venivano posti sulla tomba del dio morto. Questo uso non è unicamente siciliano, perché viene osservato anche a Cosenza, in Calabria, e forse anche altrove. L’intero costume – i sepolcri e i piatti con i germogli di grano – può essere la continuazione, sotto un nome diverso, del culto di Adone.”

Anche uno storico delle tradizioni popolari siciliane, Giuseppe Pitrè, ci ricorda che “una delle principali preoccupazioni di alcune famiglie devote è quella del sepulcru. A metà di Quaresima esse hanno avuto cura di preparare certi piatti; ed il modo, per chi non lo sappia, è questo. Sopra un tondo, piccolo o grande che si voglia, si allarghi tanta stoppia o canape che basti a coprirlo, nel mezzo vi si sparge del grano, al di sopra quasi in secondo strato delle lenti, torno torno della scagliula, e si ripone al buio, avendo cura di spruzzarvi sopra dell’acqua di due giorni in due giorni. Tra pochi di tutto è germogliato, e grano e lenti e scagliula vengon su a vista d’occhio bianchi come cera nel centro, rossastri in giro. Questa coltura è industria delle donne, e venuto il mercoledì, in cui le chiese apparecchiano il Santo Sepolcro, quei piatti fioriti si mandano ad offerire, legati e messi insieme in lunghi steli con larghe e bellissime fettucce di color rosa (le quali poi rimangono pel culto divino) alla chiesa più vicina o a quella alla quale furono destinati o promessi. I divoti offerenti la dimani rivedranno il loro dono e saranno in grado di istituir dei paragoni con gli altri”.

Il termine “Sepolcro” (“Sepulcri” o “Lavureddi” in Sicilia, “Nenniri” in Sardegna; “Sabburchi” nel Salento); viene utilizzato ancor oggi nel linguaggio popolare di alcune regioni del Sud Italia e nelle isole per indicare quello che più propriamente andrebbe definito come “altare” o “cappella” della reposizione. L’altare della reposizione, per intenderci, è quello “spazio” della chiesa allestito al termine della “Missa in Cena Domini” del Giovedì Santo e destinato ad accogliere le specie eucaristiche consacrate e a conservarle fino al pomeriggio del Venerdì Santo, quando, al termine della liturgia penitenziale, verranno distribuite ai fedeli per la comunione sacramentale.

La pia pratica dei “sepolcri”, che in molte altre zone sta conoscendo una progressiva flessione, continua invece ad essere particolarmente sentita in Sicilia. I piatti offerti il Giovedì Santo sono augurio della sua Resurrezione, perché venga di nuovo a illuminare e a ridare gioia agli uomini. Come disse Gesù ai suoi discepoli alla vigilia della sua passione: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane da solo; se invece muore produce molto frutto”(Giovanni 12, 24) RIPORTATO DA BENEDICARIA

Adone è il dio della vegetazione, della natura rigogliosa che sboccia in primavera e muore a fine estate: come il seme, dovrà trascorrere lunghi mesi bui e freddi sottoterra, per poi rinascere al primo sole.

Il culto di Adone consisteva, in Grecia come in Asia Minore, nella rappresentazione rituale del mito di cui è protagonista. I sacerdoti mettevano in scena il suo matrimonio con la Dea Madre, che veniva accompagnato dalle celebrazioni della cittadinanza; in particolare erano le donne che erano molto legate al suo culto, ed erano loro le “interpreti” più importanti del rituale. Veniva quindi rappresentata la morte del dio, a cui seguivano i lamenti e i pianti delle donne:
un particolare tipo di rituale consisteva nella realizzazione dei “giardini di Adone”, vasi pieni di germogli di cereali e ortaggi che crescevano e appassivano molto velocemente, simboleggiando la vita del dio. Le donne piangevano la morte di Adone tenendo in mano i vasi di piante appassite; per permettere la sua resurrezione i vasi venivano quindi rovesciati nei fiumi e nelle sorgenti.

su nenniriFare “su Nenniri” è una tradizione molto diffusa un po’ in tutta la Sardegna, e in parole povere si può descrivere nella realizzazione di un vasetto di germogli, proprio come i giardini di Adone. Tradizionalmente, si utilizza il grano, misto a orzo e semi di lino; tuttavia al giorno d’oggi su Nenniri viene preparato con qualunque seme si abbia sottomano. Circa tre settimane prima della ricorrenza per cui lo si prepara, i semi vengono posti in un piccolo recipiente pieno di terra, che verrà innaffiato molto di frequente; questo viene poi conservato in un luogo buio, in modo tale che i germogli, privati della luce, crescano di un verde-giallo chiaro e molto brillante. Quando è pronto, su Nenniri viene utilizzato per vari scopi; a Cagliari assume un’importanza particolare per la Pasqua, quando, simbolo di una primavera ormai nel pieno delle forze, viene regalato a parenti e amici come buon augurio di serenità e fecondità (ormai perlopiù in senso finanziario, ma un tempo il significato era … un tantino più letterale). Su Nenniri ricevuto in dono si pone come centrotavola per il pranzo di Pasqua. Altrove, il grano veniva seminato a fine maggio per essere esposto per San Giovanni, e quindi raccolto per utilizzare i poteri magici che ha acquisito. Come Adone, nasce in primavera e muore al solstizio d’estate.

Ma in relazione al mito di Adone ha una importanza particolare il rituale che fino a poco tempo fa veniva eseguito a Samugheo, piccolo paese della provincia di Oristano. Il mito del dio viene rappresentato dalle giovani del paese, che celebrano prima il suo matrimonio con di una di loro, eletta prioressa, quindi piangono la sua morte, e infine festeggiano la sua resurrezione. Le ragazze di ogni rione del paese sceglievano una di loro per preparare su Nenniri in modo
tale che questo potesse essere pronto per la festa dell’Assunta. La mattina del 15 su Nenniri
viene adornato con stoffe preziose e carta colorata, e la sua realizzatrice diventa per così dire “capo cerimoniere”. Vestita del costume tradizionale da sposa, la fanciulla portava in giro per il paese su Nenniri, seguita da un corteo di compaesani, anch’essi in costume. Giunto il corteo presso un precipizio, su Nenniri veniva spogliato dei suoi ornamenti e rovesciato nell’abisso. A questo punto la “sposa” inizia i lamenti funebri, e con le sue amiche piange e intona “is frores de mortu”, i versi dedicati ai morti.

RIPORTATO DA CONTUSU

Antonio_canova,_venere_e_adone,_1795,_01

“Ascolta me ti prego, demone ottimo, dai molti nomi,

dalla chioma morbida, che ami la solitudine, ricco di ambili canti,

Eubuleo, multiforme, splendida progenie fra tutti,

fanciulla e fanciullo, tu in tutto sempre fiorente, Adonis,

ti spegni e ti accendi nelle belle stagioni ricorrenti,

favorisci la vegetazione, con due corna, molto amato, onorato con lacrime,

dalle belle forme, gioisci delle cacce, dalla chioma folta,

di animo desiderabile, dolce germoglio di Ciprie, virgulto di Eros,

generato nei letti di Persefone dalle amabili trecce,

talora abiti sotto il Tartaro caliginoso,

talora invece porti il corpo maturo di frutti verso l’Olimpo:

vieni, beato, agli iniziati recando frutti della terra. “

Inno orfico ad Adone

 

 

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