Campagna contro lo IVS SOLI

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Il nostro Circolo Aletheia Sicilia ha lanciato da qualche settimana una campagna di informazione su tutto il territorio siciliano contro lo IVS SOLI.
La cittadinanza per noi, che discendiamo dalla tradizione greca e romana, ha un valore fondamentale ed è integralmente fondata sul dato etnico.
Non sul concetto comunale dell’essere cittadino perché si pagano le tasse, ma sulla comune appartenenza ad una identità millenaria in cui affondano le radici della nostra spiritualità e del nostro suolo, ad una bandiera, nel nostro caso al trischele.
L’identità siciliana non è il miscuglio di popolazioni eterogenee tra loro, come falsa propaganda sostiene, ma una continuità con le popolazioni millenarie che qui hanno abitato: Sicani, Siculi, Elimi.
Sicuramente l’isola fu segnata dalla profonda influenza della cultura ellenica prima e romana dopo, posizionando la nostra bella isola in un continuum tra il mondo ellenico, da Cipro alla Sicilia, ed il mondo Italico, dalla Sicilia fino alla Rezia. Con la combinazione tra l’invasione di massa a cui la nostra isola, già impoverita dalle politiche dei nostri governi nazionali ed europei, subisce da anni e l’applicazione dello IUS SOLI vogliono privarci persino della nostra identità e inondarci con cinquanta milioni di migranti. Chi volesse partecipare al nostro progetto di resistenza non temi a contattarci.

“Quando la città retta a democrazia si ubriaca di libertà confondendola con la licenza, con l’aiuto di cattivi coppieri costretti a comprarsi l’immunità con dosi sempre massicce d’indulgenza verso ogni sorta di illegalità e di soperchieria; quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per potere continuare a vivere e ad ingrassare nel fango; quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette, bamboleggiando, a copiarlo perché ha paura del figlio; quando il figlio si mette alla pari del padre e, lungi da rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua pavidità; quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa, possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e ci è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle?
In un ambiente siffatto, in cui il maestro teme ed adula gli scolari e gli scolari non tengono in alcun conto i maestri; in cui tutto si mescola e si confonde; in cui chi comanda finge, per comandare sempre di più, di mettersi al servizio di chi è comandato e ne lusinga, per sfruttarli, tutti i vizi; in cui i rapporti tra gli uni e gli altri sono regolati soltanto dalle reciproche convenienze nelle reciproche tolleranze; in cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo delle gambe su chi le ha più corte; in cui l’unico rimedio contro il favoritismo consiste nella molteplicità e moltiplicazione dei favori; in cui tutto è concesso a tutti in modo che tutti ne diventino complici; in un ambiente siffatto, quando raggiunge il culmine dell’anarchia e nessuno è più sicuro di nulla e nessuno è più padrone di qualcosa perché tutti lo sono, anche del suo letto e della sua madia a parità di diritti con lui e i rifiuti si ammonticchiano per le strade perché nessuno può comandare a nessuno di sgombrarli; in un ambiente siffatto, dico, pensi tu che il cittadino accorrerebbe a difendere la libertà, quella libertà, dal pericolo dell’autoritarismo?
Ecco, secondo me, come nascono le dittature. Esse hanno due madri.
Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia. L’altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi.
Allora la gente si separa da coloro cui fa la colpa di averla condotta a tale disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza che della dittatura è pronuba e levatrice.
Così la democrazia muore: per abuso di se stessa.
E prima che nel sangue, nel ridicolo .”
Platone – La Repubblica Cap. VIII, Atene 370 avanti era volgare.

 

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